Chi siamo

L’idea.
Il progetto nasce da una chiacchierata, durante una cena fra amiche, una sera dello scorso dicembre. Un gruppo di giornaliste piemontesi ha deciso di scendere in campo per dare una mano ad Andreja Restek, fotoreporter torinese, a tener fede a una promessa fatta e a creare una rete di aiuto umanitario per l’ospedale Dar Al Shifaa di Aleppo.
Fra ottobre e novembre 2012, Andreja Restek è infatti entrata in Siria e ha potuto toccare con mano e testimoniare con i suoi scatti la tragedia che sta vivendo la popolazione civile, duramente colpita dagli effetti della guerra in corso. Ad Aleppo Andreja ha stretto contatti con le persone del luogo: giovani che in più di una occasione hanno messo a rischio la loro vita per proteggerla e salvare la sua.
Cancellare una guerra, con le sue ragioni lontane e complesse, non è alla nostra portata. Ma possiamo donare un mezzo adeguato per il trasporto dei feriti, oggi ospitati a bordo di un pick up, e riempire gli scaffali con strumenti e medicinali indispensabili per salvare anche solo una vita umana. Questo è alla portata di tutti.

Il nome.
Avere “un cuore forte” in Siria significa essere coraggiosi. Un siriano, un giorno, ha definito Andreja una donna dal cuore forte.

L’obiettivo.

Il progetto si propone di attivare una duplice raccolta di farmaci da inviare all’ospedale Dar Al Shifaa di Aleppo e di fondi per l’acquisto di almeno un’autoambulanza, mezzo indispensabile per il trasporto delle medicine nel Paese. L’ambulanza sarà donata anch’essa all’ospedale o ad altre strutture sanitarie siriane. Andreja seguirà tutte le fasi di trasporto e consegna dei farmaci.

 

Il nuovo progetto – Una Casa Per Amir 

Non ci illudiamo certo di poter fermare la guerra, nemmeno di porre fine alla catastrofe umanitaria

Pensiamo che sia però possibile alleviare le sofferenze della popolazione, con azioni concrete che richiedono un contributo alla portata di tutti.

Ecco allora che il nostro nuovo progetto, della durata di un anno, consiste in una raccolta fondi rivolta alle famiglie siriane costrette a vivere alla giornata e che non hanno trovato spazio nei campi profughi, sovraffollati, o che rischiano di doversi sparpagliare in diversi luoghi per trovare un tetto. Proprio come accade alla famiglia di Amir.

L’obiettivo è contribuire al pagamento di alloggi temporanei, dotati dei servizi di base come acqua corrente, luce, gas, in cui queste famiglie possano trovare una sistemazione sicura e dignitosa.

Come abbiamo fatto con l’ambulanza e il suo carico di farmaci nell’agosto dello scorso anno, anche in questo caso porteremo personalmente gli aiuti sul posto, documentando tutte le fasi della consegna. Inoltre intendiamo individuare un referente di fiducia sul posto che sarà presente al momento della stipula del contratto tra la famiglia (o le famiglie) e i locatori.

La storia di una famiglia… …o di migliaia di famiglie

Amir è il nome di fantasia (utilizzato per ragioni di sicurezza) di un giovane di 26 anni, già padre di famiglia. Andreja Restek l’ha conosciuto quando, due anni fa, ha realizzato il suo primo reportage fotografico nella Siria colpita dalla guerra.

Prima del conflitto Amir era proprietario di un’azienda tessile a conduzione familiare, nel centro di Aleppo. Una piccola ditta, che era stata fondata anni prima dal padre.

Grazie a una laurea in amministrazione aziendale, Amir portava avanti con successo l’attività. Mantenendo la moglie, una sorella, un fratello giovane, ancora in età scolare, e i genitori.

Da qualche tempo, però, Amir è stato costretto ad abbandonare Aleppo. A causa dei bombardamenti. E per via del clima di terrore che si sta instaurando, ogni giorno di più in città per la crescente presenza di forze islamiche fondamentaliste.

Ma come accade, sempre più spesso, Amir non è riuscito a trovare un posto per sé e per i suoi parenti all’interno di uno dei campi profughi che sono aperti al confine fra la Turchia e la Siria.

Amir ha chiesto aiuto all’Ambulanza dal cuore forte: fra pochi mesi, la moglie, incinta, darà alla luce il suo primogenito. Amir ha bisogno di un tetto per garantire al piccolo in arrivo un minimo di normalità.

 

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